Dalle notizie che gli storici ci hanno lasciato, è stato possibile avere un´idea abbastanza precisa sulla storia di Casteldelbosco.
Le poche abitazioni che si trovavano sul valico di Montemorecci, come allora veniva chiamato, erano state donate ai Vescovi della "Mensa Lucchese" dai Longobardi; ma alla venuta di Federico I°, verso il 1160, ne fu concesso un beneficio anche alla Repubblica Pisana, che a tempo di record vi fece costruire il "Castello del Bosco", con altre mura, torre e fossato largo 15 piedi, in terreno che non era di sua proprietà, dando così inizio ad una contesa, oltre che con Lucca, anche con Firenze, contesa che si protrasse per secoli, fino alla caduta della Repubblica Pisana.
Casteldelbosco, di fatto, divenne la roccaforte "dove si riducevano ad oste le masnade pisane, con depositi d´armi e vettovaglie".
La via, che allora passava a sud delle costruzioni e forse del Castello, al confine del parco dell´attuale Villa Braccini, era un valico, perché ai piedi della collina si estendeva per chilometri ad est fino all´Arno il lago Laviano, mentre dalla parte opposta, a sud, sud-ovest, costeggiava l´abitato un bosco foltissimo ed impenetrabile. Nel pianoro della collinetta di fronte, oggi via Raffaello, si trovava da tempo immemorabile la Chiesa di S.Pietro in Vincola, in onore del Santo che, sbarcato erroneamente a S.Piero a Grado, giunse a Marti per predicare il Vangelo.
L´annesso Ospedale di S.Maria, di cui s´ignorano i fondatori, lascia supporre che sia originariamente stato un Lazzaretto, posto sul valico per assistere i viandanti, "i pellegrini".
L´importanza del valico per l´attraversamento di merci e bestiame è testimoniata dall´esistenza del punto di Dogana, che gestivano i Gastaldi dei Vescovi di Pisa, prima alla foce del Rio Cavo e poi nella prima casa a destra nell´entrare in paese.
Casteldelbosco e Marti suo Comune erano gli ultimi baluardi sulla frontiera pisana, molto temuti dai Fiorentini, che, nelle varie guerre combatutte, impiegarono sempre forze consistenti per conseguire la vittoria: un caso esemplare è quello della "guerra del cane", in cui l´inizio della contesa si ebbe per il possesso di una povera bestiola. Il volgersi della battaglia fu cruento, ma i Pisani "... furono messi in rotta proprio in quel punto che anche oggi dicesi la Rotta". Dopo un´altra sconfitta, con la pace di Pescia del 1364, Firenze impose agli sconfitti di demolire la fortezza di Casteldelbosco. Con l´avvento della Repubblica di Firenze, molti suoi nobili vennero a sostituire i vari Upezzinghi, Gherardesca e gli altri nobili pisani. Tutt´oggi restano stemmi ed impronte dei Capponi, dei Pitti, dei Rossini, dei Quaratesi, dei Montecatini, dei Santini ed altri. Vi sostarono ed operarono nei secoli personaggi come Brunelleschi, Sangallo, Pio VII°, Giuseppe Verdi, il Vescovo Minervetti, il Principe polacco Poniatowscki, il Leopardi, Guardasigilli del Granduca e molti altri, forse a voler smozzare i contrasti secolari fra le popolazioni di questa zona di confine.
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